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I sapori del Trentino:
molto da scoprire! |
La mela è forse il prodotto a cui il nome del Trentino è
piu’ legato. E questo non a caso. I terrazzi soleggiati
della Val di Non e della Val di Sole, il fondovalle lungo il
corso del fiume Adige, l’Alto Garda e la Valsugana sono le
zone in cui la coltivazione di questo frutto è piu’ estesa,
in quanto favorita dalle particolari condizioni climatiche.
Il Trentino è infatti l’altopiano frutticolo più ampio
d’Europa. Nel 2003 la Val di Non ha ottenuto dalla Comunità
Europea il prestigioso riconoscimento della D.O.P. –
Denominazione di Origine Protetta – che conferma la qualità
del territorio e delle mele prodotte in tale area.
Povera
di sodio, ricca di potassio e vitamine, la mela fornisce un
quarto del fabbisogno quotidiano di vitamina C. Con solo il
12% di zuccheri si adatta bene anche al regime alimentare
dei diabetici, mentre la presenza di antiossidanti la rende
utile nella lotta ai radicali liberi. Inoltre può costituire
un buon aiuto per la cura della propria pelle: vanta infatti
proprietà rassodanti, antirughe e toniche.
Golden Delicious
È la varietà più diffusa in Trentino, dove esprime al meglio
le proprie qualità. Forma leggermente allungata e colore
giallo intenso, diventa leggermente rossa nella parte più
esposta al sole. Ha una polpa finissima, succosa e molto
croccante; il gusto è zuccherino e aromatico.
Renetta Canada
La renetta canada è forse la meno invitante all’aspetto
visivo per la forma schiacciata, il colore non propriamente
intenso e una rugginosità diffusa, ma è una mela che ha
fatto grande il nome della Val di Non. E’ la mela che
maggiormente si adatta alle preparazioni gastronomiche.
Ottime le mele al forno, le mele in camicia, le crostate, le
torte di mele e l'inimitabile strudel, una ricchezza di
profumi e di aromi che ricordano pienamente le valli del
Trentino.
Red Delicious
La classica mela rossa, inconfondibile per la brillante
colorazione, la forma allungata e le cinque punte sotto. Il
suo colore è intenso, la sua buccia è liscia, leggermente
cerosa, la sua pasta è compatta croccante poco acida,
mediamente aromatica e dolce.¶¶Altre varietà coltivate sono
Granny Smith, che matura nel primo autunno; Royal Gala, a
maturazione decisamente precoce, quasi estiva; Morgenduft,
riconoscibile per la forma leggermente appiattita e le
dimensioni notevoli.
I PICCOLI FRUTTI
Piccoli nelle dimensioni, ma grandi nel gusto. Stiamo
parlando di fragole, fragoline, lamponi, more, mirtilli e
ribes, che da sempre crescono spontaneamente in queste terre
di montagna. ¶Le fragole si coltivano principalmente in Val
dei Mocheni, in Valsugana e sull’Altipiano di Piné dai
cinquecento agli oltre milleduecento metri di quota. Stessa
cosa per le fragoline selvatiche, il più caratteristico dei
frutti di bosco: fragili e delicate ma forti in aroma e
profumo. ¶Fino ai 1500 metri di altitudine cresce per tutta
l'estate una particolare varietà di lamponi, dal colore
rosso intenso e dalla forma leggermente allungata, chiamati
“ampòmole”. A questa stessa famiglia appartengono le more,
dal colore nero brillante e dall’elevata succosità. I
mirtilli neri e rossi, maturano oltre i mille metri,
soprattutto nell’alta Val dei Mocheni e sulle pendici del
Lagorai. Il ribes è un frutto a grappolo le cui bacche
vantano un aroma diverso a seconda della colorazione: rossa,
nera o bianca. ¶I piccoli frutti sono ottimi in pasticceria,
nella preparazione di torte e semifreddi, nei gelati e nelle
macedonie ma non disdegnano nemmeno l’abbinamento con piatti
salati tipici di questo territorio.
Ciliegie
In Italia se ne conoscono diverse specie, coltivabili fino
ai mille metri di quota in zone riparate dai venti
primaverili. In Trentino, in particolare sui terreni della
Valsugana, quello tradizionale è il ciliegio dolce tardivo,
che permette la raccolta dei frutti da giugno fino
all’inizio di agosto.
GLI ORTAGGI
Tra la Vallagarina e la bassa Valle del Sarca si trova
un’oasi naturale particolarmente indicata per la produzione
biologica ed integrata: è la Val di Gresta, conosciuta anche
come “l’orto biologico del Trentino”. Sono la diversità e la
varietà del terreno a spiegare la vocazione di questa Valle
alla coltivazione di ortaggi, che consentono di collocare
ciascuna specie nell’ambiente più adatto, ma soprattutto la
singolare posizione geografica. L’esposizione a sud e la
vicinanza del lago di Garda infatti, regalano una
temperatura e un clima favorevoli anche ad altitudini
notevoli (1400 metri s.l.m.).¶L’orticoltura è praticata a
pieno campo su piccoli appezzamenti di terreno sostenuti da
muri a secco. Patate, cavoli cappucci, carote, sedano rapa,
porri, cavolfiori, cicorie, lattughe, fagiolini, cipolle,
rape: tutti prodotti biologici sicuri e facilmente
identificabili, contrassegnati sulla confezione da una
coccinella. Il Consorzio Ortofrutticolo Val di Gresta ha
come motto “coltivare senza usare veleni, nutrire i campi
con concimi naturali, perché la qualità del cibo dipende
dalla salute della terra”.
I FORMAGGI
L’arte di saper fare il formaggio si è radicata in Trentino
da centinaia di anni. Una passione antica il cui segreto è
racchiuso principalmente nella qualità del latte e nella
tecnica di trasformazione tradizionale che, conservando
tutte le fragranze e i sapori dell’erba fresca di montagna,
regala prodotti d’alpeggio genuini e autentici. Sono circa
ottomila i capi di bestiame che trascorrono l’estate sui
prati in quota, pascoli verdissimi che occupano più del 50%
del territorio. Una parte del latte prodotto ancora oggi
viene lavorato direttamente nelle circa ottanta malghe
autorizzate, l’altra arriva invece nei caseifici, dove
modernità e tradizione convivono per mantenere inalterati i
gusti di un tempo. La salubrità dei nostri prodotti
d’alpeggio e caseari, oltre ad essere custodita dall’aria
pulita delle Alpi e dall’alimentazione naturale del
bestiame, è tutelata da un severo disciplinare voluto
dall’associazione dei produttori trentini. Un regolamento
che segue la nascita dei formaggi in tutte le diverse fasi,
dall’alimentazione delle vacche, ai controlli sul latte
appena munto, alla stagionatura e alla marchiatura delle
forme.
Il Trentingrana
Nutriente, delicato e fragrante, il Trentingrana può
impreziosire ogni piatto, può essere gustato da solo, in
compagnia del miele o abbinato a un frizzante Trento D.O.C..
Prodotto dal 1926 solo con latte selezionato, caglio e sale
senza l’aggiunta di conservanti, si ottiene dopo oltre 20
mesi di maturazione. Ne vengono prodotte solo cento mila
forme all’anno. La Spressa delle Giudicarie
La Spressa
La Spressa è un formaggio da pasto che vanta la
denominazione di origine protetta (D.O.P.). È il più
conosciuto delle Giudicarie e si caratterizza per la varietà
dei sapori, da dolci a intensi e piccanti, in base ai mesi
di stagionatura. Alla pratica di pressare le forme o ai
numerosi processi di scrematura che ne caratterizzano il
processo di produzione deve probabilmente l’origine del suo
nome.
l Casolèt
Un tempo in Val di Sole il Casolèt si produceva con il latte
intero solamente in autunno, come scorta alimentare per
l’inverno. Da formaggio di casa per eccellenza è diventato
oggi una piccola grande rarità. Si consuma fresco dopo circa
trenta giorni di stagionatura ed è ideale per preparare le
torte salate.
Il Puzzone di Moena
Il segreto del Puzzone, così chiamato per l’intenso aroma,
sono la qualità del latte e la pratica della spugnatura
giornaliera delle forme durante la stagionatura: un’usanza
dall’origine sconosciuta approdata nelle valli di Fiemme e
Fassa in tempi remoti. Conosciuto dai ladini come “Spretz
Tzaorì” è presidio Slow Food ottenuto da latte crudo e se
prodotto in estate porta una “M” di malga come marchio.
Il Vezzena
La tradizione vuole che il Vezzena venga prodotto
sull’omonimo altipiano nei caseifici di Lavarone e Folgaria.
Da tavola e da grattugia, saporito e leggermente piccante, è
un formaggio che può arrivare a una stagionatura di due
anni, mentre gli aromi che sprigiona sono diversi a seconda
del periodo del pascolo. Realizzato con latte crudo è
divenuto un presidio Slow Food.
I SALUMI
In passato, i contadini vivevano in povertà senza un regime
alimentare vario; quindi gli insaccati rappresentavano
l’unico apporto di proteine e grassi animali. Essi
rispondevano inoltre al bisogno fondamentale di conservare
per lunghi periodi le carni. Per questo, ogni casa in
Trentino era dotata di una “càneva” o di un “vòlt” destinato
alla stagionatura dei salumi, o di un caminetto dove
affumicare le carni.
Lucanica trentina
La lucanica stagionata, presidio Slow Food, ha ricette
diverse a seconda delle aree geografiche, tutte riconosciute
come tipicità. Da gustare soprattutto insieme alla polenta e
alla torta di patate, viene confezionata con carne fresca di
suino, sale, pepe nero macinato, aglio tritato e rimane
appesa a stagionare dai quaranta giorni ai tre mesi.
Mortandela della Val di Non
La lavorazione è artigianale: le carni del maiale vengono
appallottolate manualmente e adagiate su assi di legno
cosparse di farina di grano saraceno. Dopo due o tre giorni
di stagionatura se consumata cotta, e almeno un mese se
cruda, la mortandela della Val di Non, Presidio Slow Food,
viene gustata in abbinamento a polenta o verdure lessate.
Ciuìga del Banale
Da autunno a marzo nella zona del Banale si produce questo
insaccato fresco di carni miste, suine e bovine, e rape. La
storia di questo prodotto, presidio Slow Food, racconta
tempi difficili in cui le famiglie vivevano in estrema
povertà e aggiungendo ai resti delle carni, la rapa, si
garantivano la sussistenza.
Carne salada del Trentino
La carne salada, espressione dialettale che indica la carne
salmistrata, è una delle grandi specialità trentine.
Originaria del Basso Sarca, oggi presente in tutto il
Trentino, viene prodotta lasciandola 20-25 giorni in una
miscela di sale grosso, alloro, pepe nero in grani, bacche
di ginepro, aglio e rosmarino. Servita abitualmente con i
fagioli sia cruda sia cotta, è una carne magra, di colore
rosso rubino e gradevolmente aromatica.
TROTE E SALMERINI
Per le peculiarità delle sue acque il Trentino rappresenta
uno dei luoghi simbolo della troticoltura italiana, che si è
diffusa a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. ¶Qui il
pesce viene allevato nelle acque pulite e ben ossigenate
delle sorgenti che sgorgano dai ghiacciai dolomitici, in un
habitat ideale che garantisce qualità e genuinità. La
freschezza di queste fonti, inoltre, fa sì che le trote
impieghino tra i diciotto e i ventiquattro mesi per
raggiungere la dimensione ideale: una crescita lenta che
porta una miglioria delle proprietà organolettiche.¶Il
rigoroso rispetto del disciplinare di produzione e
l’adozione di un piano di alimentazione costituto
esclusivamente da mangimi controllati assicurano la qualità
superiore delle nostre trote e dei salmerini di montagna.
Non solo: l’utilizzo di farine di gambero e di farine
ottenute dal lievito consente di ottenere anche una
“salmonatura naturale”.
Trota iridea
La trota, unica per la magrezza e la delicatezza della
carne, ricca di proteine nobili e di sali minerali,
facilmente digeribile, è considerata un alimento prezioso
all’interno di un regime dietetico equilibrato. Molto
apprezzato il suo apporto di “omega 3”, particolarmente
indicati nella prevenzione di malattie cardiovascolari, e il
bassissimo contenuto di colesterolo.¶Prodotti freschi
tradizionali, quali la trota intera già pulita o il filetto,
pronti da cuocere, come i tranci panati, oppure da consumare
direttamente come il carpaccio, i filetti affumicati e
marinati, le polpette e il sugo. Davvero stuzzicanti sono
poi gli hamburger, pensati in particolar modo per i più
piccoli.
Salmerino
Di aspetto simile alla trota, il Salmerino se ne distingue
per la colorazione più vivace, caratteristiche le numerose
macchiette rosse sui fianchi, per la forma maggiormente
slanciata e per il gusto ancora più delicato, che lo rende
un pesce indicato anche nelle grandi occasioni.Fonti
storiche attestano che esso era già apprezzato dal cardinale
Madruzzo durante il Concilio di Trento e in epoca
austro-ungarica da Francesco Giuseppe, che amava gustarlo
durante le battute di caccia. Proprio per soddisfare questa
predilezione dell’imperatore il Salmerino è stato immesso in
molti laghi alpini.
L’OLIO DEL GARDA
Gli oliveti che danno origine all’Olio Extravergine d’Oliva
del Garda trentino sono formati da alberi antichi e si
trovano sulle colline che circondano Riva del Garda, Arco,
Nago, Torbole, Tenno e Dro. Le olive vengono raccolte a mano
e consegnate al nostro frantoio. L’estrazione dell’olio
avviene a temperatura controllata (30 gradi) e solo con
mezzi meccanici in modo da conservare intatta la qualità. Il
colore è dorato e limpido, con riflessi tendenti al verde.
In bocca è delicatamente fruttato e piccante con aromi di
mandorla e fieno. L’armonia è dovuta ad un perfetto
equilibrio delle sensazioni prodotte alla vista, al tatto,
all’olfatto e al palato. L’olio extravergine d’oliva del
garda trentino è alla base di un modello di alimentazione
che ha dimostrato di essere un valido strumento di
prevenzione contro le malattie cardio-vascolari.
LA FARINA
Nella Valle
del Chiese si coltiva il “Nostrano di Storo”, particolare
varietà di mais da cui si ricava la farina gialla di Storo,
ingrediente principe per la vera polenta di montagna. Colore
rosso corallo dei chicchi, forma allungata delle pannocchie
e granella lucida come il vetro, sono le sue
caratteristiche. La polenta, tradizionalmente prodotto
umilissimo, oggi è tra i protagonisti della buona tavola
trentina. Gustata per lo più in compagnia di pietanze in
umido, può essere cucinata in vari modi. Particolare è la “Carbonera”,
una polenta particolarmente saporita preparata con il
formaggio locale, la Spressa delle Giudicarie, del burro di
malga e della Lucanica trentina.
IL PANE
L’arte della panificazione, attività che esiste da millenni,
è radicata sul nostro territorio a tal punto da essere parte
integrante della cultura locale e della tradizione popolare.
Il pane, l’alimento principe nell’immaginario collettivo, è
un prodotto ricco di sapori e di profumi fortemente radicati
nella memoria di ognuno. ¶
Questo alimento si è continuamente
modificato, adattandosi alle usanze ed ai luoghi in cui
veniva prodotto e consumato. Nella nostra provincia le
regole, che riguardano la produzione del pane, sono raccolte
negli antichi statuti di Trento che risalgono fino all’anno
1183. I fornai trentini venivano chiamati pistori.¶
Oggi le
tecniche e gli strumenti di lavorazione si sono sviluppati,
però il pane fresco trentino non ha mai smesso di essere
frutto del lavoro manuale. Con mani esperte, immancabilmente
infarinate e tocchi sapienti, i panificatori trentini
preparano le tante forme stivate nei cassettoni dei negozi.
Sono loro a dosare gli ingredienti per caratterizzare il
sapore, la consistenza, la croccantezza delle molte
tipologie del pane fresco. Sono loro ad imprimere nel pane,
pezzo per pezzo, quelle sfumature e quei particolari che
possono solo derivare da una lavorazione tradizionale. Il
lavoro dei fornai è insostituibile e oggi come ieri essi
continuano a ripetere quotidianamente quello che
nell’immaginario collettivo viene vissuto quasi come un
rito, la preparazione del pane, migliorandone le
caratteristiche per renderlo sempre più rispondente alle
esigenze ed alle attese della collettività.
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